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INTRODUZIONE
Il
concetto che alimentazione umana e salute siano intimamente legate, è noto sin
dall’antichità.
Negli
ultimi vent’anni, però, con il crescere dell’attenzione per tutto ciò che
è naturale, si è accresciuto
anche l’interesse verso quegli alimenti con proprietà nutriceutiche,
contenenti sostanze in
grado di migliorare lo stato di salute, se non addirittura di aumentare l’aspettativa
di vita.
Con
il termine nutriceutico si intende
proprio un alimento in grado di avere effetti positivi sulla salute.
Gli
alimenti, infatti, sono sostanze chimiche capaci di influenzare le funzioni dell’organismo; per questo
motivo, nella tradizione popolare, alcuni di essi sono considerati elisir di
lunga vita, altri degli
afrodisiaci e ad altri ancora sono attribuite proprietà curative. La maca è
uno di questi
alimenti.
La
maca nel tempo
La
maca, Lepidium
meyenii, è una pianta perenne,
appartenente alla famiglia delle Brassicacee.
Cresce
spontaneamente in Perù, a 3000-4000m di altitudine,
resistendo alle condizioni
climatiche estreme delle regioni andine, dove è coltivata sin dal 1600 a.C. (1-3).
La
parte della pianta impiegata è la radice tuberiforme, che per il suo elevato
valore nutritivo, ricopre
da sempre un ruolo fondamentale nell’alimentazione delle popolazioni indigene
e dei loro animali,
costituendo tutt’oggi un componente fondamentale della dieta delle popolazioni
peruviane.
Le
sue straordinarie virtù nutrizionali e medicamentose erano note già agli Inca,
che consideravano la
maca un dono degli dei, riservato a guerrieri e sacerdoti.
Con
l’arrivo dei conquistatori spagnoli, la maca fu conosciuta anche in Europa,
dove venne apprezzata
soprattutto per l’effetto positivo sulla fertilità e per le sue proprietà
afrodisiache.
A
partire dagli anni 1960-70 questa radice ha cominciato ad essere impiegata come
‘nutriceutico’, con
un razionale più rigoroso, soprattutto da medici e ginecologi americani.
Attualmente
è apprezzata per la capacità di determinare uno stato di generale benessere
psico-fisico, che
la rende un integratore ideale nella moderna alimentazione, tanto da meritare il
nome di Ginseng
peruviano.
Ciononostante, non sono ancora molti gli studi farmacologici condotti sulla maca.
Numerose,
invece, sono le testimonianze di medici che l’hanno usata per lungo tempo su un grande numero di
pazienti, con risultati sorprendenti.
COMPOSIZIONE
CHIMICA E NUTRIZIONALE
La
maca risponde appieno ai dettami della moderna scienza alimentare; infatti è
povera di grassi (tra
cui prevalgono quelli insaturi), ma fornisce un buon apporto di carboidrati e
proteine, nonché di fibre,
vitamine e sali minerali.
Particolarmente
interessante è il contenuto in amminoacidi essenziali, quelli cioè che non
sono sintetizzati
adeguatamente dal nostro organismo, e perciò devono essere introdotti con la
dieta.
Gli
aminoacidi essenziali sono: istidina (necessaria nei bambini), isoleucina,
leucina, lisina, metionina,
fenilalanina, treonina, valina e triptofano. La cisteina si forma a partire da
metionina e fenilalanina.
Da
notare è anche la presenza degli acidi grassi essenziali (acido oleico,
linoleico ed arachidonico).
Fra
i componenti biologicamente attivi della maca, ricordiamo i glucosinolati,
contenenti glicosidi
solforati che si trovano anche in altre specie della famiglia delle Brassicacee
(ad esempio nei
broccoli).
La maca è ricca in glucosinolati benzilici, glucotropolina e in p-metossi
benzil glucosinolato.
Questi sono 10 volte più concentrati nella radice fresca che in quella
essiccata.
Triturando
la radice, l’enzima mirosinasi, contenuto nei vacuoli della pianta, fuoriesce
nel citosol della
cellula, andando ad agire su tali composti e trasformandoli in isotiocianati.
Gli
isotiocianati aromatici,
specie il benzil isotiocianato e il p-metossibenzil isotiocianato, sono composti
biologicamente attivi, che in
diversi studi farmacologici hanno mostrato attività antitumorali.
Questi
composti sono stati rilevati anche nel Tropaeolum tuberosum, una
specie ritenuta capace di incrementare
la fertilità umana.
Secondo
l’ipotesi più accreditata,l’incremento di fertilità causato
dalla maca, non sarebbe dovuto tanto ai glucosinolati, quanto alla presenza di
quattro alcaloidi non
ancora caratterizzati, denominati macaina
1, 2, 3 e 4.
Nonostante
tali divergenze,
resta scientificamente dimostrato, che l’assunzione della maca è in grado di
incrementare la libido e la
fertilità in diverse specie animali,
ed esistono numerose
testimonianze,
che comprovano tale azione anche nella specie umana.
Nella
radice di Lepidium
meyenii sono
inoltre presenti flavonoidi, saponine, tannini e fitosteroli:
brassicasterolo, ergosterolo, ergostadienolo, campesterolo, sitosterolo,
stigmasterolo e b-ecdysone.
A quest’ultimo è imputata l’azione anabolizzante.
PRODUZIONE
e RACCOLTA
La
maca cresce bene in un clima freddo e ad altitudini molto elevate (3800-4500 m).
Richiede terreni
leggermente acidi (pH 5.5-7.0) e precipitazioni piovose frequenti e uniformi
(900-1000 mm di
acqua annuali). La semina avviene da settembre a novembre, nelle prime ore del
mattino, e si effettua
a mano, ricoprendo le sementi con poca terra, ad una profondità di soli 2-4 mm.
La
raccolta avviene entro 7-9 mesi, quando la maca è matura, ed è la parte più
delicata del processo di
produzione.
Le
radici vengono raccolte una ad una, estraendole dal terreno a mano.
In
seguito se ne fa una scelta: le radici migliori sono quelle integre, di forma
appiattita, con il diametro
di misura maggiore, che vengono poi lavate e pulite accuratamente.
Queste
vengono essiccate per 15 giorni, finché le foglie ingialliscono. Si deve
evitare di accatastarle in
grandi quantità (strati alti al massimo 20 cm), poiché si potrebbe causarne il
riscaldamento e la putrefazione,
che si verifica soprattutto negli strati inferiori, dove la perdita di prodotto
è in genere molto
elevata.
Devono
essere protette dalla brina, che le rende amare, e dalla pioggia, che ne
provoca l’indurimento. Infine le
piante vengono desfogliate e messe a seccare nelle tarimas,
luoghi rialzati da
terra, paragonabili ad una serra.
FORME
D’IMPIEGO
La
radice della maca rientra da secoli nell’alimentazione delle popolazioni
andine, che la consumano
sia fresca ( arrostita o in pietanze e bevande tipiche) che essiccata.
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