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Finalmente in Italia la "Pillola della Giovinezza"
Di seguito, un interessantissimo Articolo sul Resveratrolo Comparso su "La Rerpubblica"

Nuovi progressi nella protezione della pelle dai raggi solari

Stop all'invecchiamento cellulare all'interno dell'organismo con effetti benefici all'esterno sulla pelle

Con l'arrivo della stagione estiva e l'aumento delle temperature, l'esposizione ai raggi solari diventa un pericolo per la nostra salute. I raggi UV, infatti, oltre o costituire una seria minaccia agli occhi, possono causare, attraverso l'alterazione o il danneggiamento delle fibre di collagene, un invecchiamento precoce della pelle. Le creme solari hanno un livello di protezione più o meno elevato contro i raggi UV-B e contro i raggi UV-A, i maggiori responsabili dell'aumento di rughe e di disfunzioni cutanee correlate ad un'eccessiva esposizione ai raggi solari, l'azione dei raggi solari provoca quindi l'invecchiamento esteriore influendo, però, anche su quello inferiore dell’organismo. In estate diventa dunque molto utile difendersi su due fronti non solo dall'esterno con le tradizionali creme di protezione ma anche dall'interno con l’assunzione di efficaci integratori Anti-Age Naturali.

Le Virtù del Resveratrolo da Uva
li Resveratrolo è un polifenolo contenuto nella buccia dell'acino d'uva, a cui è attribuita un'efficace funzione di contrasto all'azione nociva dei radicali liberi, agendo da valido aiuto nella lotta all’invecchiamento cellulare. Tuttavia, per attivare le Sirtuine, i cosiddetti "Geni di Lunga Vita", servirebbe una quantità di Resveratrolo pari a quella contenuta in 45 kg di uva.

I Progressi Scientifici
Fortunatamente la scienza ci viene in aiuto perché il Consiglio Superiore di Investigazione Scientifica del Ministero dello Scienza e dell'Innovazione Spagnolo (CSIC), dopo oltre 10 anni di studi e ricerche, ha elaborato un processo grazie al quale è ora possibile aumentare fino o 2000 volte la quantità di Resverotrolo presente nell'uva con un processo naturale e brevettato a livello internazionale. Revidox è un prodotto unico e brevettato disponitele nelle farmacie italiane che recepisce questa sensazionale scoperta scientifica. Grazie infatti od una solo capsula, il nostro organismo è ora in grado di assumere le proprietà benefiche contenute in ben 45 kg di uva. Non solo perché Revidox contiene anche Antocianosidi, Proocianidine e Flavonoidi, altri benefici polifenoli presenti nell'uva concentrati in un nuovo ed efficace principio attivo, STILVJD*. Grazie all’azione combinala di STILVJD* con le proprietà benefiche del melograno e selenio, Revidox favorisce l'attivazione delle Sirtuine, proteine capaci di potenziare i meccanismi difensivi del DNA per rallentare l'invecchiamento cellulare indotto do un eccessivo stress ossidativo - e la sua assunzione è particolarmente consigliata nel periodo estivo.

Revidox Provato in Estate, Impossibile Abbandonarlo D'inverno
Molti hanno già potuto verificare i miglioramenti apportali all’organismo da Revidox e per questo dopo il primo acquisto lo hanno ricompralo, constatando sin dalle prime settimane di assunzione i suoi effetti benefici.
I consumatori di questo integratore alimentare hanno manifestalo benefici differenti.
In particolare, chi ha utilizzato Revidox in modo regolare e in associazione ad un corretto stile di vita ha riscontrato i seguenti vantaggi: miglioramento della funzionalità fisiologica dei vasi sanguigni, aumento di energia e benessere generale dell’organismo, azione di contrasto ai radicali liberi generati dal fumo. Soprattutto le donne, inoltre, riscontrano uno pelle più compatta, più liscia e più luminosa. Una regolare assunzione del prodotto, quindi, aiuta a rallentare significativamente i processi fisiologici di invecchiamento all'interno dell'organismo con i primi risultati visibili all'esterno sulla pelle, che si possono anche già riscontrare dopo la prima confezione con posologia di una sola capsula al giorno per un mese). Per un trattamento continuativo, data l'assenza di controindicazioni (eccetto che per le donne in gravidanza), si consigliano cicli di assunzione di tre mesi intervallati da un mese di pausa.

Una Valida Difesa Contro l’invecchiamento Precoce
Con l'uso di Revidox. l'organismo entra immediatamente in una fase di recupero. E lo si vede da alcuni importanti “segnali”. Chi lo ha adottato come buona abitudine quotidiana riferisce che i benefici più evidenti si avvertono proprio sulla pelle. Inoltre, con l'estate, lo stress a cui cui la pelle è esposta, aumenta per la maggiore esposizione a raggi solari ed è consigliabile abbinare Revidox a una buona crema solare in modo da potenziare le difese della pelle - sia dall'interno che dall'esterno - contro l'aggressività e i danni dei raggi UV.

Pubbliredazionale
La Repubblica – 6 Luglio 2010


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In una sola capsula di Revidox lo straordinario Resveratrolo in quantità pari a 45 chili di uva o 200 bicchieri di vino rosso

Un Antiossidante Naturale
II Resveratrolo da uva è un composto che l'acino produce per difendersi dall’attacco di agenti esterni, parassiti e malattie che ne minacciano la vita. È considerato uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura. Questo spiega una serie di importanti considerazioni che attrassero alcuni anni fa lo considerazione da parte di studi bibliografici della Comunità Scientifica Internazionale sul Resveratrolo da uva.

Il Paradosso Francese
Le ricerche mettono in luce come i francesi, che consumano regolarmente vino e perciò Resveratrolo, siano meno esposti rispetto aglii altri europei alle malattie cardiovascolari, nonostante un'alimentazione molto ricca di grassi saturi. Oggi anche in Italia non c'è medico che sia contrario ad un moderalo consumo di vino ai pasti. Ma va detto che la quantità di Resveratrolo contenuto ad esempio in un bicchiere di vino, è ben lontana da quella presente in una capsula di Revidox, il nuovo e innovativo integratore alimentare che - ovviamente - non ha alcun contenuto alcolico né apporto calorico paragonabile a quello della quantità di uva di cui apporta benefici!
Pubblicato da Amministratore di domenica 25 luglio 2010 alle ore 00.08

Graviola e Cancro: speranze e illusioni...


Ricerca su Graviola e Tumori


Una grande compagnia farmaceutica era quasi riuscita a far passare sotto silenzio una sbalorditiva ricerca su un anti-cancro naturale

Alcuni tipi di cancro (colon, seno, prostata,ecc) sconfitti da una miracolosa pianta dell’ Amazzonia di cui si è scoperto essere 10.000 volte più potente di alcuni farmaci chemioterapici.
Una grande e conosciuta industria farmaceutica statunitense per più di sette anni ha studiato e testato in laboratorio le proprietà della graviola. Non essendo riuscita a isolare e duplicare in una formula chimica brevettabile i due più potenti componenti della pianta e quindi non potendo trarre grandi profitti dalla vendita di un farmaco, l’azienda ha abbandonato il progetto evitando di rendere pubblico il risultato della ricerca. Siccome per legge non si possono brevettare le sostanze naturali (giustamente, la natura appartiene a tutti, non se ne possono brevettare le meraviglie), uno studio clinico che comporta investimenti per centinaia di migliaia o addirittura milioni di dollari deve avere poi un suo ritorno economico dalla vendita dei prodotti; nessuna casa farmaceutica condurrà mai degli studi su sostanze che poi chiunque potrebbe coltivare o raccogliere per preparare il proprio rimedio personale.
Fortunatamente uno dei ricercatori di quella compagnia, pur condividendone gli obiettivi di profitto, non poteva accettare la decisione di nascondere al mondo questo unico killer del cancro. Fu così che ascoltando la sua coscienza e rischiando la carriera decise di contattare e informare la Raintree Nutrition, una compagnia statunitense che si dedica alla ricerca, al raccolto e alla riforestazione di piante ed erbe nell’Amazzonia. La sua presidente è riuscita a guarire da una rara forma di leucemia proprio grazie alle piante della foresta pluviale.
Durante le sue ricerche la Raintree Nutrution ha scoperto che anche il NATIONAL CANCER INSTITUTE (NCI) nel 1976 aveva già verificato che gli estratti di questa pianta erano in grado di attaccare e distruggere le cellule maligne del cancro. Questo studio era però stato archiviato come un rapporto interno e mai reso pubblico.
Nonostante queste proprietà siano state scoperte già nel 1976, non è mai stato condotto uno studio su esseri umani, quindi nessuna sperimentazione a doppio cieco e altri test per verificare il valore del trattamento tale da essere pubblicato sulle riviste mediche e quindi universalmente accettato come terapia. In ogni caso, la graviola ha dimostrato di poter distruggere le cellule del cancro in altri 20 studi di laboratorio. Il più recente, condotto dalla Catholic University of South Corea agli inizi del 2001, ha rivelato che due composti estratti dai semi della graviola hanno mostrato una "citotossicità selettiva comparabile all’Adramycin" (un farmaco comunemente usato nella chemioterapia) per le cellule del cancro al colon e al seno, lasciando contemporaneamente intatte le cellule sane, al contrario di quello che si verifica con la chemioterapia.
In un altro studio, pubblicato sul Journal of Natural Products, ha dimostrato che la graviola non è solo confrontabile con l’Adriamicina, ma la supera clamorosamente negli studi di laboratorio. Un composto della pianta ha distrutto selettivamente le cellule cancerose del colon con una potenza 10.000 (diecimila!) volte superiore a quella dell’Adriamicina.
Anche i ricercatori della Purdue University hanno riscontrato che gli estratti delle foglie di graviola hanno eliminato le cellule del cancro in almeno sei tipi di tumore e sono state particolarmente efficaci contro le cellule del cancro alla prostata e del pancreas (!). Secondo un altro studio, sempre della Purdue University, estratti di questa pianta hanno isolato e distrutto le cellule del cancro al polmone.
Quindi, le domande più ovvie saranno: perché sono stati condotti solo studi di laboratorio e non sono state diffuse notizie così incoraggianti? Per il motivo già accennato all’inizio: non essendoci la possibilità di profitti derivanti dalla vendita di un brevetto di un medicinale chimico, nessuna compagnia farmaceutica investirà enormi risorse finanziarie per uno studio appropriato. Purtroppo questa è una realtà comune a gran parte delle terapie naturali.
Incoraggiata da questi test di laboratorio, la Rain Tree Nutrition ha condotto ulteriori ricerche, anche con l’aiuto delle tribù dell’Amazzonia, per raccogliere e far riprodurre questa pianta. Oltre ad aver reso disponibile un preparato contenente la sola graviola, questa azienda ha sviluppato un prodotto chiamato N-TENSE che contiene il 50% di graviola ed il restante 50% una miscela di sei erbe con riconosciute proprietà anticancro: Bitter melon (Mormodica charantia), Esphinheira Santa (Maytenus illicifolia), Mullaca (Physalis angulata), Vassourinha (Scoparia dulcis), Mutamba (Guazuma ulmifolia), Cat’s Claw – Unghia di gatto (Uncaria tomentosa).
Purtroppo finora sono stati pochi i medici e pazienti negli USA (pochissimi in Europa) che hanno usato la graviola o il composto messo a punto dalla Rain Tree Nutrition per combattere il cancro. In ogni caso, secondo le testimonianze pervenute alla Rain Tree Nutrition e al distributore italiano, i primi risultati sembrano particolarmente incoraggianti.
Mentre la gran parte delle ricerche sulla graviola sono focalizate sulle sue capacità anticancro, la pianta è usata da secoli dalla medicina popolare del Sud America per trattare un sorprendente numero di disturbi fra i quali:
ansia, ipertensione, influenza, tigna, scorbuto, malaria, eruzioni cutanee, nevralgia, dissenteria, artriti e reumatismi, palpitazioni, nervosismo, insonnia, diarrea, febbre, nausea, foruncoli, dispepsia, spasmi muscolari, ulcera.
Non ci sono dubbi che un ammalato di cancro dovrebbe poter conoscere tutte le opzioni di trattamento disponibili. La graviola potrebbe fornire l’aiuto necessario e forse determinante per sconfiggere la malattia, oltretutto, essendone stata riscontrata l’assoluta assenza di tossicità, senza sopportare i pesanti effetti collaterali provocati dai vari trattamenti farmacologici.

Dr. Sergio Martinat per "Salute Naturale"


Shopping Graviola

Pubblicato da Amministratore di mercoledì 4 luglio 2007 alle ore 23.50

Gli Omega 3 da Olio di Pesce


Le virtù degli Omega-3


Veri e propri "spazzini" delle arterie, gli acidi Omega-3 proteggono il cuore dalle malattie cardiovascolari, come ben sanno gli amici eschimesi. In più, fanno tanto bene all’umore, allontanando la depressione: lo dimostra una ricerca targata USA

Che facessero bene a cuore e arterie lo si è scoperto osservando gli eschimesi. Per questa popolazione, infatti, l’infarto, il colesterolo e le malattie cardiovascolari sono quasi del tutto sconosciuti (mentre sono tra le principali cause di morte per le popolazioni occidentali). Il segreto degli eschimesi è il regolare consumo di pesce, in particolare quello azzurro, ricco di acidi grassi polinsaturi – gli Omega-3, appunto – che esercitano una benefica azione sull’apparato cardiovascolare.

I polinsaturi sono quegli acidi grassi in cui l’acido grasso - formato dal legame di atomi diversi - presenta ancora dei legami liberi, cioè non saturi, che si possono legare ad altri composti. Gli Omega-3 esercitano un effetto antiaterosclerotico (sono in grado di pulire il sangue dai trigliceridi) e antitrombotico (prevengono l’eccessiva aggregazione delle piastrine e la conseguente possibile formazione di trombi). In più, studi recenti hanno evidenziato anche il ruolo degli Omega-3 nella riduzione di disturbi del ritmo cardiaco. A questo si aggiunge la loro capacità di attenuare le reazioni infiammatorie ed una possibile azione anticancerogena.

Ma il dato più interessante è l’effetto antidepressivo esercitato dagli Omega-3. Insomma, fare il pieno di acidi grassi polinsaturi addolcisce il carattere e allontana il cattivo umore: lo ha dimostrato una ricerca condotta negli USA su 106 volontari sani dai ricercatori dell'University of Pittsburgh School of Medicina. Gli scienziati hanno esaminato persone in buona salute, e le hanno sottoposte a tre test per valutare depressione, impulsività e personalità, senza modificarne in alcun modo le abitudini alimentari. E’ risultato che i volontari con bassi livelli di acidi grassi polinsaturi Omega-3 nel sangue mostravano più facilmente sintomi di depressione, pessimismo e impulsività. Presentavano caratteristiche opposte quelli con livelli maggiori di Omega-3.

Precedenti studi avevano già rilevato che bassi valori ematici di acidi grassi Omega-3 erano correlati alla maggiore presenza di depressione, bipolarismo, schizofrenia, abuso di sostanze stupefacenti e deficit dell'attenzione. Ma lo studio dell'University of Pittsburgh School of Medicina dimostra, in particolare, il legame tra psiche e Omega-3 anche in persone sane. La ricerca getta quindi le basi per ulteriori studi su un’alimentazione ricca di pesce e il controllo dell’umore.

Dove trovare gli Omega-3
Il pesce è sicuramente la fonte principale di acidi grassi polinsaturi. Ne sono ricchissimi salmone, sardine, sgombro, merluzzo, pesce spada, tonno, trota, aringa e crostacei. Ma altre fonti sono anche i cereali, le noci, i legumi e l'olio di lino. I medici raccomandano di inserire il pesce almeno un paio di volte nel menù settimanale. Le cotture più indicate? Al forno, in umido o alla griglia.

E gli integratori?
Il modo migliore per assumere Omega-3 è di introdurli attraverso la dieta, senza ricorrere ad integratori. Il rischio è infatti quello di un sovradosaggio, specie se si consuma già pesce regolarmente. Tra gli effetti diel sovradosaggio, la facilità di sanguinamenti e l’abbassamento delle difese immunitarie.

Da: www.8000.it - Articolo di Alessandra Versienti.

Pubblicato da Amministratore di domenica 18 giugno 2006 alle ore 20.36

Papaya, elisir di Lunga Vita?


Papaia Fermentata


L'estratto di questo frutto torna alla ribalta. Suo sponsor, un ricercatore famoso.
Che ne vanta i benefici contro invecchiamento, sars e persino aids.


L'elenco delle promesse fa pensare subito a un miraggio. Un richiamo cui è difficile resistere. Contrasta l'invecchiamento perché protegge dai malefici radicali liberi, le «tossine cellulari» responsabili di quello stress ossidativo che danneggia cellule e tessuti. Modula e aumenta le difese immunitarie in condizioni di compromissione patologica, dalla sars all'aids. Previene i danni alla pelle causati dall'esposizione al sole e attenua i segni lasciati dal passare inesorabile del tempo. Aiuta a digerire meglio e a mantenere la linea.
Insomma, se non ci fosse di mezzo Luc Montagnier, lo studioso che condivide con lo statunitense Robert Gallo la scoperta del virus hiv dell'aids, si direbbe una clamorosa bufala.
A compiere il miracolo non è l'ultimo ritrovato della medicina biomolecolare, ma un «nutraceutico», né farmaco né prodotto alimentare, un ibrido. Immun'Age è il suo nome commerciale, ed è ricavato dalla papaya, frutto esotico, secondo un processo particolare di fermentazione. La polverina magica così ricavata, racchiusa in 30 bustine, è da due mesi in vendita in Italia. Oltre che in Giappone, Usa, dove è in commercio da due anni, e Francia. Presto arriverà anche in Germania, Austria e Gran Bretagna.

Le ricerche che hanno prodotto questo integratore, l'ennesimo, ebbero avvio negli anni 90 in Giappone dove Lady Osato, cantante lirica e mecenate morta due anni fa, elargì i fondi per costruire un laboratorio di ricerca che studiasse prodotti naturali «utili all'umanità».
Ma Montagnier che cosa c'entra? Lo scienziato francese cominciò a occuparsi di questo prodotto curativo ricavato dalla papaya quattro anni fa, oggi il suo impegno nel magnificarne le virtù è di dominio pubblico. Esattamente l'anno scorso, in visita a Roma, l'avrebbe offerto a Giovanni Paolo II.
I giornali riferirono che Montagnier aveva consegnato al Papa pillole «contenenti sostanze naturali antiossidanti le quali ritardano i processi naturali d'invecchiamento». Fu un'occasione spettacolare per sponsorizzare il nuovo composto ricavato dalla papaya. E l'effetto della notizia immediato. Poco tempo dopo un giornale titolò su quattro colonne che il Papa riprendeva energia «con il metodo Montagnier».
Il Vaticano smentì e ancor oggi nessuno ha confermato che il miglioramento del Papa sia dovuto alle pillole regalate da Montagnier. Pillole, si disse, a base di papaya e di glutatione, un altro antiossidante e disintossicante.

Il 25 giugno Montagnier sarà di nuovo a Roma per partecipare a un convegno dal titolo significativo, «Dalla genomica alla natura», dove parlerà di antiossidanti naturali in patologie critiche, come l'aids. Si anticipa dietro le quinte che tornerà alla carica con il suo composto di papaya fermentata e fornirà dati di uno studio su malati di aids: triterapia con o senza l'integratore.
Lo studioso francese sembra scegliere per i suoi annunci il clamore dei riflettori anziché l'iter tradizionale delle verifiche basate sui numeri di una ricerca, come si fa negli studi scientifici seri. Nulla si sa su come sono stati randomizzati i malati. Quali le misure di cosiddetta efficacia? «In quanto integratore il composto sfugge alle normali regole e non passa attraverso la legislazione per una valutazione controllata. E se lo studio si basa su un campione piccolo, perde di significatività» osserva l'epidemiologo Gianni Tognoni. Aggiunge Lucia Lopalco, immunologa al San Raffaele: «L'effetto antiossidante di questo composto di papaya è così aspecifico e blando che è difficile pensare possa cambiare il quadro immunologico».
Rincara Alberto Mantovani, docente all'università di Milano e immunologo al Mario Negri: «L'autorevolezza dello scienziato che afferma i benefici clinici di questo composto non basta a dare credito alle sue asserzioni: i dati sulla attività immunomodulante non convincono perché non si basano sui criteri accettati dalla comunità scientifica».
Insomma, si direbbe un clamoroso abbaglio più che un prodotto rivoluzionario.
Eppure, il nuovo integratore, secondo i suoi sostenitori, sarebbe un potente antiossidativo, combatterebbe i radicali liberi, ritenuti una delle cause dell'invecchiamento. Non solo. Stimolerebbe l'azione dei macrofagi, cellule del sistema immunitario con il compito di sconfiggere le aggressioni esterne, e darebbe risultati anche nelle malattie autoimmuni, come lupus e artrite reumatoide. Consentirebbe persino di ridurre il dosaggio dei farmaci immunosoppressori.

«Gli studi clinici condotti finora sono tuttavia su piccoli numeri e lasciano a desiderare. Qualcosa si è visto nelle epatopatie alcoliche dove c'è un danno mediato dai radicali liberi. Quindi gli antiossidanti hanno effetto» precisa Francesco Marotta, gastroenterologo all'ospedale San Giuseppe di Milano che in Giappone ha collaborato alla messa a punto del prodotto. «Studi in via di pubblicazione ne hanno verificato l'efficacia nella gastrite atrofica: riduce le alterazioni enzimatiche tipiche dei processi precancerosi. È di supporto nei pazienti con epatite C. Sono dati condivisibili sperimentalmente. Non si possono vantare proprietà terapeutiche, non ancora. Perché mancano i dati clinici».
Ma allora, se le prove raccolte finora sono carenti, perché fare tanto clamore? «Oltre 30 pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato l'azione benefica di Immun'Age sulle difese naturali dell'organismo» dice il dépliant illustrativo della ditta produttrice. Ma le pubblicazioni menzionate dalla ditta sono resoconti di studi soprattutto in vitro e su animali. E anche se da anni Montagnier mette piede più sugli aerei che nei laboratori, dovrebbe sapere che uno studio promettente in laboratorio non garantisce un buon risultato sugli ammalati.

Alcuni principi attivi della papaya sono riconosciuti da tempo, anche dalla medicina cinese. Non potrebbe essere altrimenti, visto il suo alto contenuto di vitamina C e betacarotene, potenti antiossidanti naturali. Perfino più potenti della vitamina E. Questo nel frutto. Il biofermentato (per diversi mesi), ricavato da papaya non ogm (ci tengono a precisare), «non contiene più queste vitamine, ma conserva le proprietà antiossidanti» dice Marotta.
Uno dei principi attivi più noti del frutto è la papaina: enzima che spacca i legami proteici, rendendoli più aggredibili da parte degli enzimi gastrici. «L'effetto è che si digerisce meglio. Ma bisogna mangiarne una grande quantità» osserva Oliviero Sculati, nutrizionista alla Asl di Brescia. «Tra i tanti annunci sui benefici della papaya c'è anche l'effetto dimagrante. Sarebbe sempre merito di questi enzimi. L'ipotesi è che qualsiasi cosa faciliti la digestione alleggerisce l'impatto digestivo e quindi si assorbe più velocemente e l'indice di sazietà si allunga. Ma non è stato provato».
Mancano verifiche essenziali. Questo il ritornello che torna. Intanto sulle presunte proprietà immunitarie di questo frutto esotico punta l'industria. La Brigham's, fabbrica di gelati di Boston, dell'industriale Massimo Gatti, sta mettendo sul mercato un sorbetto alla papaya. Un peccato di gola che allunga la vita? Una cosa è certa: l'estratto di papaya troverà estimatori fra tutti coloro, e sono tanti, che non si arrendono all'idea di invecchiare. «Il mercato delle terapie antietà ha assunto ultimamente dimensioni preoccupanti» scriveva un anno fa la rivista Le Scienze, proprio quando Luc Montagnier mise piede in Vaticano. Lo strillo di copertina, in perfetta controtendenza allo studioso francese, così recitava: «Tutte le bugie dei prodotti antiinvecchiamento». Nel sommario dell'articolo si annunciava la posizione presa da 51 scienziati di fama internazionale che studiano l'invecchiamento, tra cui Leonard Hayflick e Bruce Carnes: di nessun rimedio antietà venduto sul mercato è stata dimostrata sinora la minima efficacia.

Un esempio portato dagli scienziati. Non è affatto vero che prendere antiossidanti significhi aprire un ombrello chimico contro i radicali liberi. Inoltre farlo non sarebbe neanche sempre raccomandabile. «L'eliminazione di tutti i radicali liberi ci ucciderebbe» dice il documento degli studiosi. «Queste molecole svolgono passi intermedi indispensabili per le reazioni biochimiche». Non solo. «Nessuno finora ha dimostrato che gli integratori contenenti antiossidanti limitino il danno ossidativo nell'organismo o influenzino in qualche modo l'invecchiamento».
Che pensare allora? Montagnier sostiene di aver provato su di sé la bontà di ciò che propone. Il guaio è che contro l'invecchiamento tante altre persone hanno creduto di suggerire qualcosa alla luce dell'esperienza personale. Famoso il caso del premio Nobel per la chimica Linus Pauling che ha sempre vantato d'invecchiare bene grazie a megadosi di vitamina C, ritenute potenzialmente tossiche da altri. Mentre la statunitense Fanny Thomas ha ripetuto sino all'ultimo giorno dei suoi 113 anni che il suo segreto era un succo di mele bevuto tre volte al giorno e il fatto di non essersi mai sposata così che «nessun uomo le aveva mai dato preoccupazioni». L'elenco potrebbe continuare.

Dicono di Lei

Papaya: voce di origine aruaca e caribica. C'è chi scrive papaia.
L'albero su cui crescono i suoi frutti, detto albero dei meloni (per le loro dimensioni), è originario dell'America centrale e del Messico. Ora è coltivato in molti paesi tropicali.
Come altri frutti di color arancio è fonte di vitamina C e betacarotene, antiossidanti naturali.
In fatto di antiossidanti quelli di una papaya sono in termini di quantità analoghi a quelli di un pomodoro maturo dello stesso peso.

Frutto e pianta contengono papaina, un enzima simile alla pepsina prodotta dal sistema digestivo per scomporre le proteine.
La papaina è utilizzata in ambito industriale per rendere più teneri alcuni prodotti della carne.
Da anni si conoscono e studiano le proprietà naturali della papaya nella digestione: la medicina cinese la prescrive per chi ha difficoltà a digerire alimenti molto proteici.

La papaya viene somministrata per dissenteria e reumatismi, ma anche per dimagrire.
Estratti di papaya purificati sono usati per infiltrazioni spinali nelle ernie del disco: utilizzo questo approvato dall'Fda.
Di moda è ora la papaya fermentata in polvere che ha funzione antiossidante pur non contenendo più vitamine, ma soprattutto carboidrati e aminoacidi.
Questo prodotto, secondo chi lo propugna, avrebbe diverse proprietà: proteggerebbe dallo stress ossidativo causato dai radicali liberi e potenzierebbe le difese immunitarie.
Le proprietà della preparazione fermentata di papaya (Fpp) sono considerate interessanti, ma mancano per ora di rigorosi riscontri.

Fonte Panorama articolo di Gianna Milano e Stefano Cagliano.

Pubblicato da Amministratore di sabato 17 giugno 2006 alle ore 23.28

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